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3Il nome di Bobby Fischer suona familiare anche a coloro che di scacchi non hanno mai inteso nulla Chiedete al papà, chiedete all’uomo della porta accanto, provate con la panettiera, loro ve lo diranno: “ Sì, l’ho già sentito!” Ma chi era Robert J. Fischer?
Un uomo eccentrico, uno scacchista imbattibile, un mito vivente capace di incredibili colpi di scena. Come ad esempio la sua sparizione, giunta al culmine della propria carriera sportiva, a metà degli anni ‘70 . Come ad esempio il suo ritorno dopo 20 anni di silenzio assoluto, quando nel ’92, sfidando l’embargo americano che gravava sulla ormai ex Jugoslavia , giocò il celebre match di rivincita contro il suo antico amico e rivale Boris Spasski. E naturalmente lo vinse.

Come ad esempio, ai nostri giorni, il suo arresto a Tokio, causato da futili motivi burocratici, in realtà cagionato dal lento ma inesorabile moto della giustizia americana, che mai gli aveva perdonato lo sgarbo di Belgrado.
Fino a non molti anni fa, da che ne so, al museo delle cere di Barcellona, in Spagna, la sua statua accoglieva i visitatori nella prima sala e li invitava a giocare un match. Fandonie, certo, ma la riproduzione in scala naturale di Andreas Segovia si mostrava felice di accompagnare con la chitarra le sue gesta, mentre, corrucciato come sempre, Napoleone osservava muto in un angolo e lo stesso Picasso non si capacitava di non riuscire a muovere un dito, lui, che attraverso le proprie dita aveva veduto scorrere universi pulsanti. Qualcuno osservò che quegli altri erano già passati a miglior vita, mentre il biondo con la giacca, l’americano di cera accanto alla scacchiera, Bobby il genio, era ancora vivo, da qualche parte del mondo. Per forza sembrava vivo, lo era davvero.
Tra leggenda e storia recente, tra verità e voci che rimbalzano di bocca in bocca, una sola cosa è certa: nessuno ha mai solleticato così tanto la fantasia della gente in materia di scacchi. Se, quando eravamo piccoli noi, la Rai mandava in onda una trasmissione che si chiamava “Scacco al Re!” condotta dal famoso mago Zurlì, e in quegli stessi anni Angelo Cillo sbancava il Rischiatutto del Mike nazionale rispondendo a domande sugli scacchi, se accadeva tutto questo, il merito era di Bobby. Merito della sua tenacia nell’affrontare e battere i maestri russi negli anni della guerra fredda, merito di quella sua faccia da americano simpatico e svitato che sfoderava su carta patinata. Era lui a creare il caso, ad appassionare l’uomo comune, ad avvincere il bambino curioso e giocherellone.
Ancora oggi, il suo arresto si è tramutato in notizia da prima pagina, ne hanno parlato un po’ tutti, telegiornali compresi. Una roba seria, mica pizza e fichi. Degli intrecci politici che sono seguiti alla vicenda, del fatto che avesse sputato in diretta sulla Carta d’America, di tutte le cose bizzarre e, a volte, abominevoli che è riuscito a dire e fare nella sua ben strana vita non importa poi molto.
Gente senz’arte né parte, dice idiozie peggiori tutti i santi giorni; ne sentiamo di ogni sorta per radio e per televisione.
Ciao Bobby, che alla fine ti lascino in pace. Un augurio a te ed uno a noi.
La mosca bianca, 2006
01 aprile 2006